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Morris sulle storie

Storie di golf successe davvero

Un maestro tiene le storie come un caddie tiene le distanze: per il momento in cui servono. Queste sono vere, ognuna con il suo campionato dietro, e ognuna con l'unica cosa che, grazie a lei, direi a un giocatore sul tee.

Risposta breve: l'albatross di Sarazen ad Augusta (1935), il ferro 1 di Hogan a Merion sedici mesi dopo aver rischiato di morire (1950), il birdie di Seve dal parcheggio (1979), il putt di Rocca dalla Valley of Sin (1995), il triplo di Van de Velde con tre colpi di vantaggio (1999), il chip rimasto sul bordo (2005), Molinari senza bogey a Carnoustie (2018) e due palline sulla Luna (1971).

A cura di Morris, il maestro di Badgie Golf · Aggiornato il

Colpi che sono bastati

  1. 1

    Sarazen, Masters 1935: l'albatross

    Un legno 4 da circa 215 metri alla 15, dentro la buca per un 2. Cancellò tre colpi di svantaggio con uno swing, arrivò al playoff e lo vinse. La lezione: un par 5 è dove un giro gira, in tutti e due i sensi. Decidi sul tee cosa farne.

  2. 2

    Hogan, Merion 1950: il ferro 1

    Sedici mesi dopo uno scontro frontale con un autobus, con le gambe fasciate, alla 72ª buca dello U.S. Open tirò un ferro 1 sul green per andare al playoff, e lo vinse il giorno dopo. La lezione: lo swing che sai ripetere su una gamba sola è quello che vale la pena possedere.

  3. 3

    Ballesteros, Lytham 1979: il parcheggio

    Ultimo giro, buca 16, il drive finisce tra le auto parcheggiate. Drop, wedge sul green, birdie, primo Open a 22 anni. La lezione: un drive brutto non è una buca brutta finché non la fai diventare tale. Guarda cosa hai, non dove sei.

  4. 4

    Rocca, St Andrews 1995: la Valley of Sin

    Alla 72ª buca sbagliò l'approccio, che fece pochi metri e si fermò nella Valley of Sin; poi imbucò un putt in salita di circa 20 metri per raggiungere John Daly e andare al playoff, che perse. La lezione: il colpo successivo non sa niente di quello prima. Un approccio sbagliato non decide il putt che viene dopo.

  5. 5

    Woods, Augusta 2005: il chip alla 16

    Da dietro il green, la palla salì il pendio, girò, arrivò strisciando al bordo, mostrò il marchio e cadde. La lezione: giocò la pendenza, non la buca. Su un green inclinato la linea passa da dove la palla si fermerà, non da dove sta la buca.

  6. 6

    Molinari, Carnoustie 2018: nessun bogey

    Il primo major di un italiano: giro finale di 69 senza bogey e nessun bogey nelle ultime 37 buche, sullo stesso campo dove Van de Velde aveva perso tutto. La lezione: il golf dei major è fatto di par. La pazienza è una tecnica, e si allena.

I crolli, e cosa insegnano

  1. 1

    Van de Velde, Carnoustie 1999

    Tre colpi avanti sul tee della 18, tirò il driver, poi attaccò il green, finì nel Barry Burn, si tolse le scarpe per valutare se giocarla, fece 7 e perse il playoff con Paul Lawrie. La lezione: con un vantaggio si gioca per evitare il doppio bogey. Un bogey gli avrebbe dato la vittoria.

  2. 2

    Mickelson, Winged Foot 2006

    Gli bastava il par all'ultima buca per vincere lo U.S. Open: tirò il driver, la palla rimbalzò su una tenda dell'ospitalità e su un albero, e fece doppio bogey. «Sono proprio un idiota», disse. La lezione: il bastone che hai colpito male tutto il giorno non diventa affidabile sul tee della 72ª.

  3. 3

    McIlroy, Augusta e Congressional 2011

    Quattro colpi avanti alla vigilia della domenica del Masters, girò in 80. Dieci settimane dopo vinse lo U.S. Open con otto colpi di vantaggio e il record del torneo. La lezione: una giornata storta è una giornata; quello che fai nelle settimane dopo è chi sei.

E una sulla Luna

Sull'Apollo 14, nel febbraio 1971, Alan Shepard tirò fuori una testa di ferro 6 che aveva montato su un attrezzo per raccogliere campioni lunari, lasciò cadere due palline nella polvere lunare e fece lo swing con una mano sola, perché la tuta non permetteva altro. La lezione è quella che ogni golfista impara in una giornata di vento forte: si gioca con quello che la giornata ti dà. Altre storie, e i fatti che ci stanno dietro, nelle curiosità sul golf e nella storia del golf.

Fonti

La tua storia comincia con uno swing in video

Un solo swing, di fronte o lungo la linea di gioco, con tutto il corpo nell'inquadratura. Fino a 20 secondi.

Il tuo video serve solo per questa analisi e viene cancellato dopo 30 giorni. Niente nome, niente email, niente account.

Domande sulle storie

Qual è il colpo di golf più famoso di sempre?

Candidati con i documenti in regola: l'albatross di Gene Sarazen alla 15 del Masters 1935, chiamato «il colpo sentito in tutto il mondo»; il ferro 1 di Ben Hogan sul green della 72ª buca a Merion nel 1950, sedici mesi dopo l'incidente d'auto; il chip di Tiger Woods alla 16 del Masters 2005, rimasto fermo sul bordo prima di cadere. Scegli tu; ognuno ha una storia vera.

Cosa successe a Jean Van de Velde a Carnoustie?

All'Open del 1999 arrivò sul tee della 18 con tre colpi di vantaggio, tirò il driver, attaccò il green, finì nel Barry Burn, si tolse le scarpe per valutare se giocare dall'acqua, fece triplo bogey e perse il playoff con Paul Lawrie. La lezione che citano tutti i maestri: con un vantaggio si gioca per evitare il doppio bogey.

Chi è stato il primo italiano a vincere un major?

Francesco Molinari, all'Open del 2018 a Carnoustie: 276 colpi, otto sotto il par, due colpi davanti a Kisner, McIlroy, Rose e Schauffele, con un giro finale di 69 senza bogey.

Qualcuno ha davvero giocato a golf sulla Luna?

Sì. Sull'Apollo 14, nel febbraio 1971, Alan Shepard montò una testa di ferro 6 su un attrezzo per raccogliere campioni lunari e tirò due palline, con una mano sola per colpa della tuta. La NASA lo documenta.

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